Gesù, seduto vicino al pozzo (in tempo di coronavirus)

Gesù, stanco del viaggio, si era seduto vicino al pozzo, dice Giovanni nel Vangelo di questa terza domenica di quaresima (Gv 4, 5-42).

Mi è sempre piaciuta questa immagine di Gesù seduto, come se invitasse a chiacchierare. Gesù seduto, senza fretta, nel centro della nostra anima. Perché quello è il bordo del pozzo dove siede il Signore.

Santa Teresa dice che il castello a cui paragona l’anima è come una perla e come un albero piantato nelle acque stesse della vita, che è Dio. 

La nostra anima risiede alla sorgente stessa della vita! Collegarci a quella sorgente, a quell’acqua viva, è la cosa più fruttuosa che ci possa capitare. 

Ecco perché la samaritana, quando si rende conto di Chi è quello che parla con lei e dove si trova, quando si rende conto che Lui la conosce nel suo intimo e per questo può dirle «tutto quello che ha fatto», non vuole più che Lui se ne vada e lo invita ad andare al suo villaggio e a casa sua. 

Quella fontana è il luogo dove si beve quando si adora il Padre in Spirito e in Verità. 

È la fontana dell’acqua viva che disseta tutta la nostra sete e la sazia non come se dovessimo berla dalla bocca, ma è come quella fontana di cui parla santa Teresa, che sgorga dall’interno. 

Ascoltiamo santa Teresa. Ma prima voglio chiarire che lei scrive perché le viene detto di farlo, in modo da poter beneficiare gli altri con la sua esperienza nelle cose di Dio. E scrive in mezzo a un mal di testa e a un ronzio che non la incoraggiava affatto a scrivere. 

In quello «stato di salute» dice cose di questo tipo: «Quelli che io chiamo «sapori di Dio», (…) per capirli meglio (propongo questo) immaginiamo di vedere due fontane con due piloni che si gonfiano d’acqua. Non trovo nient’altro meglio dell’acqua per esprimere alcune cose dello spirito; sarà perché so poco e l’arguzia non mi aiuta e questo elemento mi è così familiare, che l’ho contemplato con più attenzione di altre cose. 

Questi due piloni si gonfiano d’acqua in modi diversi: in uno, l’acqua viene da più lontano attraverso molti archi e artifizi; l’altro si forma alla sorgente stessa dell’acqua e si gonfia senza alcun rumore, e se la sorgente è abbondante, come quella di cui stiamo parlando – dopo aver riempito questo pilone – diventa un grande ruscello. Non c’è bisogno di mezzi artificiali, né di costruire canali.

In questa fontana, viene l’acqua della sua stessa sorgente, che è Dio, e proprio come vuole Sua Maestà, quando viene servito per farci qualche dono, produce (quest’acqua) con grande pace e tranquillità e morbidezza dall’interno stesso di noi stessi, non so dove o come, (…) quest’acqua va riempendo tutte le dimore dell’anima». 

«Mi hai dilatato il cuore», dice il Salmo. E Teresa aggiunge che questa dilatazione viene da una profondità che deve essere «il centro dell’anima». Il fatto che quest’acqua viva sgorghi da lì è pura Grazia «e non dobbiamo lavorare invano, perché siccome quest’acqua non deve essere portata dai «canali”, se la sorgente non vuole produrla, è di scarsa utilità se ci stanchiamo. Quest’acqua è data solo a coloro che Dio vuole, e viene data quando l’anima è spesso più trascurata».

Trascrivo i testi per entrare in sintonia con la scena. Vedere come la samaritana si distraeva, come ogni giorno, per svolgere il faticoso compito di portare l’acqua a casa sua e incontra Gesù. I testi ci aiutano a vedere come il Signore – seduto lì dove tutti cercavano, come lui, l’acqua materiale – con il suo modo di conversare ha risvegliato la sorgente di acqua viva che era bloccata nel centro stesso dell’anima della samaritana. E quando vediamo questo, anche noi vogliamo parlare con Lui affinché ci permetta di sbloccare la nostra sorgente interiore, quella che tutti abbiamo, ma della quale non tutti godiamo.

Quando andiamo a pregare, andiamo alla ricerca di quest’acqua da bere. Andiamo augurandoci che voglia sgorgare e che sia prodotta dal nostro cuore. È l’acqua dell’autenticità che tutti noi desideriamo bere e far sì che sorga, come Mosè ha fatto sgorgare acqua dalla roccia, un autentico dialogo con Gesù, che è colui che ci dà l’acqua viva – lo Spirito Santo del Padre e suo.

Gesù dice: «Se tu conoscessi il dono di Dio e Chi è che ti dice “dammi da bere” forse glielo chiederesti ed Egli ti darebbe l’acqua viva».  La donna disse: «Signore, tu non hai niente con cui estrarre l’acqua e il pozzo è profondo, quindi da dove prendi l’acqua viva?».


La Samaritana sente il gusto di parlare con Gesù, ma i suoi pensieri sono legati alla logica dell’efficienza e delle cose pratiche, ed è per questo che si accorge che Gesù non ha nessuno «strumento» (o tecnica) per attingere quell’acqua viva che crede che attingerà dal pozzo. 

Gesù rispose: – «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell’acqua che gli darò non avrà sete per l’eternità, ma l’acqua che gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che sgorga fino alla vita eterna».

Il Signore non «attingerà» acqua da nessun pozzo, Lui è invece seduto proprio nel centro del pozzo dell’anima della donna samaritana (che è l’immagine della nostra anima), lì dove ogni anima «comunica» con la fonte della vita, con l’origine del Creatore che la crea e la sostiene nel suo stesso essere. Ecco perché quell’acqua «diventerà in lei una fonte d’acqua che sgorga per la vita eterna».

Il Signore è colui che, seduto sul bordo del nostro pozzo interiore, ci sblocca affinché ciò che siamo veramente possa sgorgare, affinché la vita che ognuno ha nel proprio intimo possa scorrere e farlo in modo autentico, incontaminato. Bere dal proprio pozzo, come diceva Gustavo Gutiérrez, è ciò che si desidera. E poiché quel pozzo è come il Pozzo di Giacobbe, il pozzo del nostro popolo, il pozzo comune, quando si beve da esso si beve con tutti l’acqua viva che è l’acqua comune. 

La donna disse: «Signore, dammi un po’ di quell’acqua, perché io possa dissetarmi e non debba venire qui ad attingerla».

In quel momento, quando il desiderio dell’acqua viva è già appagato nell’anima della samaritana (siccome è desiderio, e non bisogno, quando si sveglia è segno che si sta già bevendo dal Bene e il cuore si espande man mano che si beve di più, senza esaurire la fontana, ma dilatando il cuore) il Signore le fa vedere, con delicatezza, dove si trovava il suo blocco. Qual era la sua «condizione disordinata», con la quale era «sposata». 

Più che un problema morale, questi «cinque mariti» sono il segno di un problema spirituale: dissetarsi da fonti esterne senza prendere coscienza della fonte interiore che da sola soddisfa la nostra sete profonda.

Gesù è seduto lì. Egli è sempre seduto lì, a quel pozzo al quale il nostro bisogno ci porta a cercare acqua per dissetarci: la sete d’amore, la sete di riconoscimento, la sete di cose, la sete di amicizia, la sete con cui ogni senso e ogni passione viene proiettata verso ciò che può dissetarla. 

Gesù è sempre seduto lì, anche Lui stanco del viaggio, perché viene da noi a piedi, non come un supereroe che cala dall’alto, ma a piedi, nella persona di tanti che non sembrano Gesù, ma che un giorno sapremo che lo erano, e che ci chiedono «dammi da bere», una parola magica per riconoscere il Signore, il quale ci dà l’Acqua viva mentre lo serviamo.

……………

Un excursus necessario oggi. 

La domanda: E cosa ha a che fare questa contemplazione spirituale con il Coronavirus? 

Per me, molto. L’immagine di Gesù stanco del viaggio, seduto accanto al pozzo di Giacobbe, a chiacchierare amichevolmente con la samaritana, è un’immagine che mi aiuta a discernere molti comportamenti. Dallo spirito buono trasmesso dal modo in cui Gesù e la samaritana si sono comportati, posso discernere che altri modi di comportarsi sono dello spirito cattivo. E in alcune modalità di comportamento del coronavirus, secondo quanto ho letto dai testi di alcuni scienziati, si trovano immagini molto “pittoriche” e concrete per descrivere lo spirito cattivo. Immagini che oggi possono aiutare più di altre antiche. 

L’immagine di un virus silenzioso che cerca milioni di persone da infettare è più spaventosa di quella di un leone ruggente che può divorare soltanto uno o due alla volta. 

Cosa temo dal virus?  Fisicamente, che mi infetterò, che infetterò gli altri – quelli che amo e quelli che non conosco – quando non avrò ancora i sintomi; che distruggerà il mio sistema immunitario, o lo farà reagire in modo eccessivo, infiammando tutto… 

A livello personale, temo che diventerò egoista, insensibile, indifferente, settario, accusatore invece che solidale… 

Ci sono così tanti comportamenti fisici virali che si replicano a livello sociale, economico, politico, religioso! Si tratta di comportamenti di cattivo spirito, che quando li vediamo agire realmente con il virus, ci fanno capire quanto siano disumani quando si verificano ad altri livelli.

  • È disumano, perché è un parassita, il comportamento di un mercato finanziario che moltiplica il denaro al suo stessi interno, senza mai diventare uno strumento per chi ha fame o si ammala per comprare pane e medicine.
  • È disumano, perché è illusorio, il comportamento di chi costruisce muri e chiude i confini a persone in carne e ossa; e poi ha di fronte un virus che vola nell’aria, entrando non attraverso i barconi ma in aereo e persino in prima classe.
  • È disumano, perché egoista, il comportamento di produrre beni inutili che vengono consumati solo da pochi e poi buttati via, quando c’è un reale bisogno di produrre beni che servano tutti

Il comportamento del Signore, invece, è un comportamento umano, perché è amichevole e rispettoso. 

Il Signore non invade, non travolge, aspetta, si siede in mezzo alla stanchezza della nostra vita quotidiana.

Il dialogo del Signore dilata l’anima della samaritana, dilata il suo cuore dalla sua sorgente interiore e il cuore dilatato fa sì che ogni sentimento, ogni pensiero, ogni passione, trovi la sua misura. 

Il Signore non «accende» una nostra passione per spazzare via le altre, imponendo i suoi bisogni, come fa la rabbia, come fa l’avidità, come fa il virus, come fanno le ditte che deforestano l’Amazzonia. 

Il Signore si è incarnato nella «Sua» carne, nella «Sua» cultura e nella «Sua» storia. Nella nostra, si incarna nella misura in cui facciamo liberamente un’alleanza di amicizia con lui, quando gli apriamo la porta della nostra anima, lo invitiamo a rimanere nel nostro villaggio e a che rimanga a mangiare nella nostra casa, come hanno fatto quei samaritani.

Fondamentalmente, il Signore si siede a dialogare con colui che gli vuole bene, e non invade colui che non lo ama.

Il Signore dilata lo spirito del cuore, non infiamma le passioni e non offusca i sensi.

Il Signore fa alleanza e rafforza il meglio di ciascuno, non invade e non consuma e poi butta via.

Il Signore suscita ammirazione e ci invita a seguirlo liberamente; non ci infetta senza che noi lo sappiamo.

Il Signore dialoga nel rispetto e nell’arricchimento della diversità; non replica se stesso come le ideologie.

Il Signore è la Fonte dello Spirito, la fonte dell’acqua viva, che guarisce ciò che tocca e neutralizza ogni fonte di contagio, ogni fonte di desolazione e di morte spirituale, che è la sola cosa che noi dobbiamo temere. 

Non i virus che uccidono il corpo, ma a Colui che può infettare il nostro nucleo intimo, la fonte della vita in cui Dio ci ha creati e che vuole che diventi vita eterna.

Diego Fares SI

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